5 aprile 2005
Non vi è dubbio che la grande questione che terrà banco nei prossimi anni è quella proposta da Francesco D'Agostino nell'articolo I cristiani, la democrazia e l'etica naturale, ovvero la legittimità della democrazia quale sistema di potere. Sul piano della logica la riflessione di D'Agostino si presta ad alcune obiezioni: 1) Può esistere un apriori etico alla base della democrazia universalmente condiviso? La risposta non può che essere negativa in quanto il fondamento procedurale della democrazia può, quando vuole, facendo ricorso ai suoi rituali, modificare il suo presunto fondamento personalistico, che non può essere assiomatico nè imperituro. I fondamentalisti democratici hanno ragione quando reclamano autonomia rispetto alle religioni, in quanto tutto può essere cambiato a patto che venga sancito da una maggioranza. Sarebbe una contraddizione in termini il contrario. I cattolici non possono prendere per assioma una loro speranza, ossia che l'etica naturale venga riconosciuta costituzionalmente da un sistema che fa dell'opportunismo e del relativismo la propria ragion d'essere. 2) I cattolici non possono continuare a vedere nell'escatologia della salvezza l'alibi del non intervento nelle questioni politiche e a preferire di conseguenza la democrazia in quanto di sua natura tende alla mediazione degli interessi contrapposti presenti all'interno di una società, e di conseguenza al controllo più o meno ordinato dei conflitti. Il Cristianesimo nasce dall'Incarnazione, ha elaborato una sua Dottrina Sociale proprio perchè la salvezza non è solo speranza, ma speranza accompagnata dalle opere. E' vero che l'autorità per i cattolici viene dall'alto e proprio per questo il potere temporale è legittimato solo se all'alto si riferisce. La democrazia si legittima per sua natura solo dal basso al punto che può, quando i numeri le danno ragione, esiliare ogni contenuto etico dalle norme che regolano il funzionamento delle società che ad esse si ispirano. E' già accaduto in passato (aborto, divorzio, eutanasia, ecc.) che al gioco democratico sia stato sacrificata la ragion d'essere dei cristiani, da parte degli stessi cristiani, destinati a passare di cedimento in cedimento e di sconfitta in sconfitta. Il referendum sulla fecondazione assistita e le sfide future ne saranno una ulteriore riprova. Non è meglio prendere atto che il "totalitarismo dolce" è un totalitarismo, proprio in quanto annulla la coscienza personale in un fiat ad un volere anonimo, e che va attraversato senza farsene servi sciocchi? La democrazia non è un destino: può, come ogni sistema politico, essere un mezzo, che va utilizzato e guidato dai cristiani, non perchè siamo più abili degli atei in questo, ma perchè noi, dall'alto, siamo stati chiamati a prenderci cura dell'umanità intera. Pena la nostra salvezza personale che ci è garantita dalla fedeltà e dalla testimonianza a colui che abbiamo imparato a riconoscere come Maestro.
| inviato da il 5/4/2005 alle 2:58 | |
|